dinocampana: “Con McCurry trasformiamo i ricordi in musica, cercando sempre qualcosa di vero”

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Un ricordo di Istanbul, una fotografia rimasta impressa nella memoria e un giro armonico capace di riportare tutto a galla. Nasce così “McCurry”, il nuovo inedito dei dinocampana, progetto spoken rock che intreccia parola, musica e una dimensione live sempre più centrale. Dopo l’EP Produrre Produrre Produrre, la band apre una nuova fase del proprio percorso: una scrittura più corale, nata in sala prove e alimentata dalle sensibilità dei sei componenti. Abbiamo parlato con loro di “McCurry”, del rapporto tra memoria personale e racconto collettivo, dell’evoluzione del loro suono e di ciò che significa costruire un progetto musicale prima di tutto come esperienza condivisa.


“McCurry” nasce da un ricordo molto preciso legato a Istanbul: quando avete capito che quella memoria poteva diventare una canzone?

Quella di scrivere un testo legato a quella memoria non è stata una scelta premeditata. Quando Matteo P. ha ascoltato per la prima volta il giro armonico molto evocativo ma anche attraversato da una certa vena nostalgica e malinconica, che Francesco gli aveva inviato, la mente è tornata al periodo di studi trascorso in Turchia, cristallizzato nella memoria in un momento insuperabile di giovinezza, scoperta e grande fascino. Sicuramente prima o poi un pezzo sarebbe stato dedicato a quell’esperienza, la musica ha fatto riaffiorare delle sensazioni legate a quel tempo, e un episodio in particolare. Inizialmente voleva chiamarsi proprio Istanbul, ma è poi diventato Mc Curry per ovvi motivi legati alle liriche, e perché ci piace citare i grandi maestri.

Nel brano c’è un piccolo rimorso che torna a distanza di anni: quanto vi interessa trasformare episodi personali in qualcosa in cui possa riconoscersi anche chi ascolta?

Forse in ogni tipo di produzione intellettuale c’è la ricerca di un contatto con il prossimo, ed è risaputo che far vibrare un’esperienza personale con il vissuto dell’ascoltatore riesca a creare un forte legame, e quindi porti a una particolare riuscita del lavoro. Come si riesca a farlo di proposito, non lo sappiamo! Semplicemente, in ogni nota che suoniamo, in ogni parola che pronunciamo, cerchiamo di metterci il nostro vissuto e tutta la schiettezza di cui siamo capaci, sperando che dall’altra parte trovi un buon appiglio. Ma in prima battuta, cerchiamo di essere il più soddisfatti possibili noi del gruppo di quello che componiamo, cercando di pagare l’ascolto che ci può prestare un eventuale pubblico con l’onestà.

Vi definite un progetto “spoken rock”: come trovate l’equilibrio tra parola parlata e una musica che invece è molto dinamica, potente e a tratti rumorosa?

È un equilibrio particolare in effetti, che cerchiamo di trovare pezzo dopo pezzo. In alcuni casi si riesce a trovare un parlato quasi metrico, dentro le battute, fino a formare dei ritornelli persino, come nelle usuali canzoni cantate. In altre, le parole vanno un po’ più sghembe tra le note fino a ritrovare un ordine. Il punto fondamentale è partire dalla musica, essendo un gruppo musicale è importante che gli strumenti non stiano a creare un semplice sottofondo ma che vengano composte delle melodie che per noi siano davvero convincenti (che ci facciano dire “wow che bomba!”) su cui poi inserire dei testi che le valorizzino e non siano invasivi. Per ciò che riguarda la musica dinamica e potente è funzione del fatto che la band diventa sempre più band live piuttosto che band da studio, come iniziata per scherzo dentro una camera da letto adibita a sala prove. Ciò porta ad evidenziare l’animo rock sempre più identificativo della band.

“McCurry” è nato da un lavoro corale in sala prove: cosa è cambiato nel vostro modo di scrivere da quando il progetto si è allargato fino a sei componenti?

Oh è cambiato molto. I primissimi pezzi sono stati scritti e composti sostanzialmente in duo (Francesco e Matteo P.), anche se poi impreziositi in versione live dagli apporti di Matteo G., Alessandro, Matteo B e Cristian. Solo che nell’EP i pezzi sono rimasti congelati a quel periodo iniziale, che comunque ha avuto una sua grande importanza. Adesso i pezzi vengono composti in sala prove, dove possiamo portare magari degli abbozzi di idee che concepiamo in modalità casalinga e cui poi apportiamo le visioni di ognuno, non vediamo l’ora di entrare in studio di registrazione per inciderli e ascoltare il risultato.

Il video nasce da una live session durante un Secret Concert e mescola concerto, intervista e momenti spontanei: quanto conta per voi raccontare anche ciò che succede intorno alla musica?

Per noi è molto importante, non solo raccontarlo ma avere la possibilità di rivivere quei momenti noi stessi! La parte che può erroneamente essere considerata “di contorno”, come l’incontro, l’aggregazione, il vedere i propri amici tra il pubblico ma anche conoscere persone del tutto nuove.  Le stesse prove, o vederci per discutere del progetto, tutto questo è parte integrante dell’esperienza e proviamo a godercelo il più possibile. La frequenza e il buon umore con cui ci approcciamo a questi momenti hanno fatto sì che i nuovi pezzi (McCurry appunto e Patmos, di cui nel video si sente un breve estratto) siano potuti essere stati composti con relativa velocità e gran soddisfazione verso il risultato. Dinocampana è un gruppo nato tra amici di una vita e che vuole essere per prima cosa un momento di grande piacere, un gran bel ricordo in costruzione.

Dopo l’EP “Produrre Produrre Produrre” e l’inedito “McCurry”, in che direzione sta andando adesso il progetto dinocampana?

È una buona domanda! Come dicevamo, stiamo cercando intanto di passare a una, potremmo dire, seconda fase di scrittura, cioè quella che coinvolge cinque musicisti insieme a Francesco, che è stato il solo compositore dei primi brani. McCurry viene da questa direzione e abbiamo qualche altro pezzo già pronto o in lavorazione, ma adesso abbiamo anche la possibilità di lavorare sulle idee di tutti i componenti della band, persone che hanno molto da dire e da suonare, tutte foriere di grandi spunti per portare avanti il progetto. C’è già molta roba in ballo, noi per primi non vediamo l’ora di svilupparla. Vogliamo continuare a scrivere, incidere e soprattutto, ma è forse la parte più difficile in questo momento assurdo, trovare più occasioni possibili per suonare live, e costruire così altri bei ricordi. 

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